mercoledì 10 ottobre 2012

io ti ritrovo
ombra solitaria in terra umida
di spalle
come allora
muto come sempre.
solo il vento tra i capelli
mi dice che tu sei vivo
come la terra
che ti ama i piedi
l'erba che accarezza le tue caviglie.
ti ritrovo ora
come allora
di spalle e muto.
non per me.

domenica 7 ottobre 2012

ALLUCINAZIONI

Sono anni che lo conosco, cinque. Mai visto. Parliamo da cinque anni, scriviamo da cinque anni. Tre anni fa per la prima volta ho sentito la sua voce; che sento più spesso adesso, con toni sempre nuovi. Lui mi parla. Io parlo a lui. Lui sa della mia vita. Io della sua. Ha un biglietto del treno per me andata-ritorno in giornata; mi viene a prendere in stazione e mi porta nel suo ufficio: nel suo. Sarò seduta su una sedia durante il suo orario di lavoro; zitta. Gli preparerò il caffé, se lo vorrà, andrò a prendergli da mangiare se ne avrà bisogno. Tutto è diverso. Posso vestirmi come mi pare, ha detto. ancora non so che tempo fa. Ci si arriva in ascensore al suo ufficio, la mia sedia è lì dove doveva essere, comoda, dice lui. Lui non mi parla più: le parole le abbiamo dette tutte, le conosciamo, ne sentiamo l'odore da lontano. E la sedia non è comoda dopo un po', e io non posso muovermi; rami di corteccia cerebrale, la sua, mi avvolgono e segano polsi e caviglie. Sono libera, dice, posso andare in bagno, dice, se ne ho bisogno; vado. Cammino, ma è quasi ora: sento la gente che si prepara, le sedie che si muovono, porte che si aprono e chiudono. Il bagno è pulito. Quando torno lui non c'è, io devo aspettarlo, ha detto, seduta sempre, lì. E' un'allucinazione, una bolla di sapone, una striscia di moebius ed io vado. In stazione, di nuovo.

mercoledì 26 settembre 2012

IO, PERO', VOGLIO L'AMORE

Io, però, voglio l'amore. Voglio il desiderio irrefrenabile di baciarsi tra la folla fottendosene del mondo; le risate da bambini; la mollezza del  dopo sesso; le parole fino a consumare la lingua. La lingua, sempre, quasi come strumento per visitare il mondo, e gli odori, i sapori, i respiri. Il dolore di un cuore che scoppia; una fica gonfia che finalmente esplode. Io voglio l'amore. La vicinanza della pelle, sottile come un'anima, la carezza sulla schiena curva piegata dalle nefandezze del mondo; quel velo sugli occhi dato dalle stanchezze; una mano sempre calda e aperta. Io voglio l'amore. Scarpe da ginnastica per le gite fuori porta; i capelli fatti dal parrucchiere e una torta; cene con gli amici e poi i silenzi carichi di molte parole. La pioggia che bagna tutto e il regalo di un maglione asciutto; una colazione a letto; le giornate perse per uffici cancellate dal mischiarsi dei corpi. I corpi prima di tutto per risolvere ogni problema dell'anima. Io, però, voglio l'amore.

domenica 2 settembre 2012


Non la proveremo mai, questa cosa insieme. E non so neppure se mai mi succederà di aver voglia di provarla con qualcuno. Il bello del fantasticare è che la fantasia ha un suo spazio privato, tutto suo, ha diritto di prelazione su tutto, sui pensieri molesti, su quelli tristi, su quelli noiosi. Ti salva le giornate, ti risolve la vita quando ti sembra che non ci sia più nulla da risolvere. E soprattutto non esige di diventare realtà; perché il bello è proprio quello: che ogni fantasia resti fantasia, che mai le cose potrebbero essere così perfette se diventassero vere. Nemmeno tu.


venerdì 24 agosto 2012


E' folgorazione improvvisa, la fine.
Sei al telefono, con la gente che ti passa intorno, rumori di fondo di città paesi campagne mai visti, odori di genti stipate alla ricerca di felicità immediate. E tu al cellulare, perché parlarsi non era possibile, un po' per la lontananza, un po' per volontà non reciproca. Le decisioni in amore raramente si prendono in due. Al cellulare la sua voce, quella di sempre, forse più seccata del solito, per le continue domande: a questo punto tu, donna, dovresti aver capito, e lo hai fatto, ma non può bastare. Il non dire (l'evasione verbale dovrebbe essere considerata reato) non è sinonimo di comunicare realtà dolorose: il dolore si ha voglia di toccarlo, una donna ha bisogno di toccarlo. Ha necessità di sentire le parole "non ti amo basta vai via cosa vuoi non ho nessuna voglia di vederti stavo solo scherzando ci hai creduto?", non di essere trattata male: no, non di questo. La verità, quella abbastanza pesante da essere cemento legato ai piedi che affonda i corpi e libera l'anima. La verità, quella che neppure lui conosce, quella che non esiste, capitolo di racconti mitologici che nessuno legge più. E tu col cellulare in mano, e nessun senso più nella testa; Tu col cellulare in mano, àncora di una realtà, l'ultima rimasta. Bisogna aggrapparsi per resistere. Lascialo stare, lui, basta domande a cui non può e non sa rispondere; dagli solo le tue risate, quelle voleva, e un letto di carne su cui fantasticare di orgasmi da film. Sei la cattiva della situazione. Tu. E lui non è più LUI.

lunedì 6 agosto 2012

NON POTREI


Non potrei starti accanto in modo normale
Gli altri si accorgerebbero
dei respiri che tremano
degli occhi che ballano
degli abiti impazienti
Non potrei starti accanto in modo normale
Gli altri vedrebbero
le carni che si cercano
i peli che si annusano
i liquidi mischiati addosso
Non potrei starti accanto in modo normale
Ma niente altro vorrei più di questo.

lunedì 30 luglio 2012

SUCCEDE


Succede una cosa strana, succede a me, quando la persona a cui tengo, quella che amo, mi fa uno sgarbo. Io non riesco a dimenticarlo. Quella ferita , piccola, insignificante, resta lì dondolante come il sacco che continua ad oscillare dopo che lo si è colpito. Resta lì invisibile e muta all'altro. Ma io lo vedo, quello sgarbo, come una presenza fisica reale e così quando succede ancora e ancora, l'aria si riempie di tutte queste cose fastidiose e maleodoranti finché non riesco più a tollerare (che poi c'era un periodo nella mia vitaverso i 22 anni in cui tutti avevano il vizio di dire che il verbo tollerare è già di per sé non solo da non dire ma proprio da non pensare) quell'olezzo. Non riesco a scordare tutti quei dolori inferti senza ragione, quelle frasi pungenti che non hanno motivo di essere dette se non per ferire, quei silenzi, quella indifferenza, quelle lontananze che non sono fatti accidentali, ma scelte. Non riesco a dimenticare il dolo, ecco.
E succede, succede a me, che così di punto in bianco, il mio fisico oltre che al mio cuore, mi impedisca di provare quello che sentivo prima, come se l'affetto, l'amore mi fossero interdetti di colpo. Solo la tristezza rimane, per non riuscire bene a ricordare quel sentimento, come mi faceva sentire, i tremori dell'anima mia in quei momenti, la felicità pura di bambina. So che c'era, ma oramai è solo un'ombra; tremenda. Devastante.